Tributo al Prof Onofrio Lo Dico ancora...

05/02/2007
E' STATO MEGLIO LASCIARCI CHE NON ESSERCI MAI INCONTRATI
Mi preme ricordare un uomo che non c'è più. Mi preme ricordare chi ha speso la propria dedizione per un lavoro nobilissimo quale quello di forgiare gli animi ed arricchire le coscienze. Il mestiere più duro del mondo. L'altro giorno, 2 febbraio 2007, se n'è andato il Prof. Onofrio Lo Dico, con il silenzio dignitoso e la discrezione che lo hanno sempre caratterizzato. Se n'è andato un valido insegnante, un uomo di cultura, un importante critico sciasciano, un sentito e profondo poeta siciliano. Se n'è andato, soprattutto, il vicepreside del Liceo Classico "Empedocle". Si è sorbito i nostri scioperi, le nostre stupide goliardie adolescenziali, perfino la nostra occupazione di quel "caldo" dicembre della riforma Moratti. Il tutto dovendo colmare l'assenteismo del caro preside, incapace di assumere ferme posizioni, di esperire credibili mediazioni in ogni situazione che richiedesse un minimo di serietà e decisione. E lui invece era sempre lì, a controbatterci, a placarci, a rimbrottarci, a spiegarci. E' stato il MIO vicepreside. Del MIO Liceo Classico "Empedocle". Quel liceo fondato nel 1861 che dopo 150 anni non smette ancora di esistere e resistere (sorvoliamo a cosa debba opporre resistenza). Nei cui banchi si sedettero Luigi Pirandello, Carlo Alberto Dalla Chiesa, Andrea Camilleri. Nelle cui aule questo povero Istrione canterino, quanto mai lontano dalle vette dei suddetti, s'innamorò della cultura classica, e con essa dell'Arte. La quale è IMMORTALITA'. Ed essendo io un sensale delle Muse eliconie, vorrei in nome loro conferire un frammento immortale in più al timbro di quest'uomo che, defunto, ha ormai solo questa voce: quella della lirica che gli animi infiamma e che mai si scioglie. Ma non avendo con me suo materiale, rinvierò alla prossima. In attesa di tornare ad Agrigento per recuperare i saggi su Sciascia e Vittorini e soprattutto "La Cenere dell'Albero", sua raccolta poetica pubblicata da Sciascia stesso, vi incollo alcuni dei link fra i vari in cui si trova del suo materiale:

http://80.22.205.87/bwnet/FormTIT.asp?IDS=16539&OPAC=ICMO
http://www.ulb.ac.be/philo/romanes/etudiants/archives/memoires_chrono.html#ancre1991 (Archivi dell'Università di Bruxelles)
http://catalog.lib.washington.edu:2082/search/dScience/dscience/-14,-1,0,B/frameset&FF=dsciascia+leonardo+technique&1,1,?save=b1016224 (Archivi dell'Università di Washington)
http://opac.regione.sardegna.it/SebinaOpac/Opac?sessID=7257EFDBAFE72662FF064E397CA50C96@1864ce8&action=documentview&docID=6
http://www.agrigentonotizie.it/notizie/leggi/4631.html
http://www.worldcatlibraries.org/wcpa/top3mset/5925baca41e9a6eea19afeb4da09e526.html
http://www.worldcatlibraries.org/search?q=au%3AOnofrio+Lo+Dico&qt=hot_author (Si elenca qui l'opera completa di Onofrio Lo Dico, con dettagli sulle pubblicazioni)
http://www.amicisciascia.it/articolo.asp?id=579
http://www.amazon.co.uk/s?ie=UTF8&keywords=lo&tag=545-21&index=books&pg=291&link_code=qs&page=1 (Ho stentato a crederci: LA CENERE DELL'ALBERO era in vendita anche su AMAZON)


ed, infine, un estratto dal sito di Andrea Camilleri dove si parla del liceo Empedocle ed in cui parla anche lo stesso Professore:

«Nel '65 furono assegnate 150 cattedre in tutta Italia, un concorso durissimo che aveva pure il tema in latino, ad Agrigento passammo in tre ed era una cosa grandiosa, ti guardavano come Domineddio», sorride il professor Onofrio Lo Dico, studente degli anni Cinquanta che all'Empedocle insegna latino e italiano da trentasei anni. È un poeta che Leonardo Sciascia pubblicò nella sua collana, i «Quaderni di Galleria». Allo scrittore di Racalmuto, come a Elio Vittorini, il professor Lo Dico ha dedicato pure dei saggi critici, «ma in quel periodo non lo frequentai, aveva una personalità molto forte e volevo esserne libero». Esile, lo sguardo profondo e mite, Lo Dico è un uomo che fa capire la differenza tra professore autoritario e autorevole, anche se lui non mostra di farci caso. Parla piano, medita le parole una ad una: «Qui conta ancora la persona, ecco, non sei una funzione. Magari ora è più consapevole. Di base c' è la considerazione che a un professore non viene mai negata, però non vuol dire: che in una città come Agrigento ci si sconosca tutti significa che possono farti pure a pezzi, il rispetto te lo devi guadagnare per quello che fai, ed è giusto così». Ci pensa un po' su, resta in silenzio, sillaba: «Quando ho cominciato c'era un consenso più vago, più neutro nei confronti degli insegnanti, ora la società è cresciuta e i ragazzi, le famiglie ti giudicano per quello che sei davvero». Peccato non ci sia ancora arrivata la scuola italiana, «ho consacrato la mia giovinezza allo studio, e ora? A casa ho tanti libri, collane che non si trovano più, testi che negli anni ho accumulato per le mie ricerche, e li ho pagati io. Già, il problema è sempre quello, lo stipendio. Oggi è come la notte in cui tutte le vacche sono nere, eppure non tutti gli insegnanti sono uguali, vale lo stesso delle altre professioni: ci sono dei medici che vorresti sempre avere a fianco e altri che nella vita ti auguri di non incontrare mai». Però chi lo merita ha l'affetto, il rispetto, la considerazione generale, «è l'unica cosa che ti fa andare avanti». Le lezioni non sono ancora iniziate, si parte il 22, e nell'atrio della scuola, accanto all'immancabile busto di Empedocle, gli studenti fanno il mercatino dei libri e salutano gli insegnanti di passaggio, «salve pressò». Nella biblioteca della scuola c'è un libro di poesie di Lo Dico, una è dedicata proprio a loro: «La mattina / davanti i cancelli di scuola / tornano i ragazzi dolci di sonno».


Ed ogni giorno che cominciava, col sonno perso dietro le palpebre aperte a forza, entravamo nell'atrio e riempivamo i banchi come zattere in quel naufragio di aule. Ed alla fine della 3a ora, quando per quindici minuti si dimenticavano i professori e ci si riversava nei corridoi, come un torrente gli alunni andavano al bar o a nascondersi delle prime sigarette. Ed anche lui era lì, fra quei SILENTI personaggi che mi hanno formato con parole affascinanti e strane, dal suono arcano. Anche lui lì e, pur non essendo un mio professore, mi diede preziosi consigli e validi insegnamenti: non dimenticherò mai i suggerimenti sull'attenzione da porre nel pubblicare i propri primi lavori, per non compromettersi; ricordo come nettamente stroncò la prima bozza della lettera aperta che scrissi a nome del Liceo Empedocle in occasione dell'11 settembre 2001, bozza da lui definita "un esoso sfoggio culturale"; e fu così che, nel fulgore giovanile delle mie prime esperienze scritturali, imparai dosare le parole, e la revisionai. E così le piccole spiegazioni sulla poesia e su Sciascia, il consiglio di leggere Camus, in ispecie "La Peste", che lui un giorno giudicò "così denso e superbo". E adesso ho pubblicato i miei primi racconti. Adesso sto leggendo Sciascia, sentendolo vicino , il caro vecchio 'Nardo, come un anziano padre che ha visto tanto, sentito altrettanto e vuole raccontare ai propri figli. E avrei tanta voglia di rubarti un pizzico di quella grande conoscenza che agli altri imprimevi e dentro te serbavi, caro Onofrio. Vorrei tanto domandartelo, se ti piacciono quei racconti, o se qualche parola fuori posto va ancora limata; vorrei tanto domandarti cosa abbia pensato Sciascia di questa terra vilipesa, ma da noi così tanto amata. Vorrei, e so che questo non sarà possibile perchè, dolorosamente, ci hai lasciati. Ma, come ai pochi grandi che ci è dato conoscere, quelli che lasciano il segno, quelli che non dimenticheremo, ti dico: è stato meglio lasciarci che non esserci mai incontrati. Requiesca in Pace.



AGGIUNGO QUI IL LINK IN CUI POTER VEDERE IL SERVIZIO DI TELEACRAS CON INTERVISTE AL PROFESSOR LILLO SCIORTINO & AL PRESIDE GIUSEPPE PATTI:
http://www.youtube.com/watch?v=UicLIIY0oFk
Posta un commento