"Convertitevi, verrà il giudizio di Dio" (VIDEO)

Giovedì 09 Maggio 2013 - 09:35 di Daniele Scarbaci

Il 9 maggio del 1993 il discorso di Giovanni Paolo II nella valle dei templi. Era passato un anno dalle stragi di Capaci e via D'Amelio, il Papa si scagliava contro Cosa nostra e la sua "civiltà della morte".



PALERMO -
 Era il 9 maggio del 1993 quando Papa Giovanni Paolo II,
in una delle ultime visite in Sicilia del suo pontificato, proferì uno dei discorsi più toccanti e profondi che la storia dell’Isola ricordi. Quella che si concluse con la Santa Messa di piano San Gregorio, nella Valle dei Templi, fu la terza delle cinque visite siciliane del pontefice. Il Papa era infatti stato nell’isola già nel 1988 e nel 1991 tornandovi poi nel 1995. E fu proprio in quell’anno che ripeterà, in maniera assolutamente inusuale, lo stesso discorso fatto proprio ad Agrigento, ricordato dalla storia come l’anatema contro la mafia. A vent’anni esatti di distanza infatti dalle parole pronunciate dal pontefice quel 9 maggio del 1993, la forza ed il coraggio di quell’appello risuonano ancora nella Valle dei Templi.

Era passato poco più di un anno dalle violente stragi che avevano portato alla morte dei giudici Giovanni Falcone e Paolo Borsellino e la Sicilia viveva l’inizio degli anni Novanta immersa nel terrore di Cosa nostra e del suo potere che sembrava essere incontrastato. E fu proprio durante quella Santa Messa che il pontefice, durante il tramonto, esordì parlando a braccio, come era solito fare, lasciando spiazzati i fedeli che attendevano la benedizione. Wojtyla prese la parola e citò la concordia, la pace e la tolleranza come principi fondamentali sui quali costruire "una società della vita, senza morti, senza assassinati, senza paure, senza minacce e senza vittime". Ma quel discorso fuori dagli schemi e da qualsiasi protocollo era destinato a diventare molto più che una semplice esortazione.

"Dopo tanti tempi di sofferenza avete finalmente un diritto a vivere nella pace - disse il Papa -. Dio ha detto una volta: ‘non uccidere!’ Non può l’uomo, qualsiasi umana agglomerazione, mafia, non può cambiare e calpestare questo diritto santissimo di Dio. Questo popolo siciliano, talmente attaccato alla vita, che dà la vita, non può vivere sempre sotto pressione di una civiltà contraria, una civiltà della morte. Qui ci vuole la civiltà della vita! Nel nome di questo Cristo crocifisso e risorto, di questo Cristo che è via, verità e vita". Poi la frase che rimasta nella storia. "Lo dico ai responsabili: convertitevi, una volta verrà il giudizio di Dio".

Fu così che quelle poche parole fecero in brevissimo tempo il giro del mondo rappresentando, per la prima volta, una forte presa di posizione da parte della chiesa nei confronti del fenomeno mafioso. In quell’occasione la Sicilia, che ancora presentava al mondo le sue indelebili ferite, ebbe il coraggio di tornare a sperare.

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