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martedì 13 ottobre 2009

pi cuscienzia! chi cuscienza avemu!!!


























nei giorni scorsi mi ho suggerito una definizione di coscienza morale e di coscienza civica...

l'ho fatto perchè qualche giorno fa (29 settembre) mi sono trovato a percorrere le vie del nostro piccolo paese. Ero a piedi e ,in prossimità dell'Arcu, ho visto una scena inverosimile: L'impalcatura montata dal Comune per la messa in sicurezza dell'immobile "Arcu" in buona parte non c'era più. Cos'era successo? Fine del pericolo? No!

Forse qualche vite o elemento metallico di "legatura" si erano allentate determinando l'accaduto? Non lo so!

Cosa fare?! mi sono preoccupato di informare in modo subitaneo i più alti funzionari comunali perchè venisse ripristinato la messa in sicurezza dei luoghi.

Si deve dare atto che in pochissimi giorni l'immobile è stato messo nuovamente in sicurezza a salvaguardia dell'incolumità pubblica.

Da diversi mesi si attende una soluzione più radicali a soluzione dei problemi statici e strutturali dell'Arcu". un immobile che rappresenta uno degli elementi architettoni ed urbanistici più singolari del borgo joppolese al suo nasce nel 1696. Nell'attesa di detta soluzione vorrei porre alla vostra attenzione alcune riflessioni:

- in quel quartiere io non ci abito, eppure se giorno 29 settembre non fossi passato per quel quartiere la situazione di pericolo dell'Arcu sarebbe probabilmente ancora persistente!
- ho visto dei bambini giocare sotto l'Arcu con l'ingenuità e con l'innocenza di quell'età!
- lo stato di cose che ho rappresentato sopra e che vedere chiaramente nelle foto perduravano da diversissimi giorni!
- il quartiere della piazza "picciula" non è disabitato!

  1. mi i chiedo se i cittadini residenti in quel quartiere si erano accorti della cosa?
  2. e perchè non l'hanno detto a chi di dovere?
  3. forse hanno pensato che era normale vedere l"Arcu" riaperto alla fruizione?
  4. cosa succede alla gente di Joppolo?
  5. Perchè evitano di parlare con chi è preposto alla difesa della nostra incolumità?
  6. forse la gente di joppolo guarda i nostri responsabili istituzionali come un male da evitare? e questo male è più male del "male che l"Arcu" poteva arrecare e che per fortuna non è successo?

giovedì 30 luglio 2009

la Memoria - alcune foto



eccovi alcune foto della nostra passata Joppolo che ho trovato!

domenica 5 luglio 2009

Festa di San Calò ad Agrigento

il testo integrale dell'omelia del vescovo Don Franco Montenegro:

"Il termine Calogero, significa “bel vecchio”; nel mondo greco ciò che è bello, è anche giusto e buono. Egli, nato verso il 466 a Calcedonia sul Bosforo, (Tracia), giunse a Roma, ricevendo dal papa il permesso di vivere da eremita. Grazie ad una visione, venne in Sicilia. Fu a Lipari, a Sciacca, poi sul Monte San Cronio, dove è vissuto per 35 anni.
Probabilmente è arrivato su un barcone. Oggi diremmo che è arrivato nella nostra terra senza permesso di soggiorno, con pochi soldi in tasca. Per cui è vissuto di carità, aiutato dalla buona gente di allora. E’ vissuto così nella preghiera e disponibile, nonostante la sua pelle nera, ad aiutare i fratelli bianchi che lo avvicinavano.

Se è così, per coerenza con le leggi di oggi, dovremmo smettere di fare festa, togliere il simulacro di S. Calogero dall’altare e cacciarlo assieme a tutti coloro che non hanno la nostra nazionalità, perché probabilmente è da considerare un clandestino.
Si dice che gli immigrati danno fastidio, che sono poco decorosi o pericolosi. Però, è strano, che non danno fastidio se sono bravi nel giocare a pallone o sanno cantare (per vederli paghiamo e siamo disposti ad affrontare viaggi per vederli)… o li veneriamo senza porci il problema della pelle, se sono santi. Stranieri gli uni e stranieri gli altri.
Chiediamoci: chi di noi sapendo che in un altro paese la media della vita si allunga di venti-trent’anni, non tenterebbe di raggiungerlo? La loro non è una vacanza. Se vengono da noi, è perché la vita nelle loro terre non è vita, è inferno. E se il viaggio è inferno, inferno per inferno vale la pena rischiare. Loro cercano pace, dignità, scuola, cibo. Vogliono vivere.
Il nostro cuore, perciò, si faccia casa per dare accoglienza. Amare è abitare nel cuore degli altri. Le nostre mani si tendano, curino, raccolgano e sostengano. I nostri occhi abbiano uno sguardo di benevolenza. C’è Gesù nel volto dell’uomo che ci è accanto, anche se immigrato. “Ero forestiero e mi avete accolto”.
E’ scritto nella Bibbia: “Perseverate nell’amore fraterno. Non dimenticate l’ospitalità; alcuni, praticandola, hanno accolto degli angeli senza saperlo”.
La presenza dello “straniero” nella nostra vita non è un male da estirpare, ma una realtà con la quale confrontarsi. Assieme possiamo costruire una comunità diversa.
Diceva s. Giovanni Crisostomo: “Il cristiano è un uomo a cui Dio ha affidato tutti gli altri uomini”.
L’eucaristia esige che scegliamo se stare dalla parte dei nostri interessi che spesso ci mettono gli uni contro gli altri, o dalla parte di chi cerca l’interesse di tutti. Se metterci dalla parte del male di alcuni o del bene di tutti.
Gesù ci ha parlato di un sogno: “Molti verranno dall’oriente e dall’occidente e siederanno a mensa con Abramo, Isacco e Giacobbe nel regno dei cieli”.
Perché non farlo divenire realtà.
Nell’A.T. era scritto: “Lo straniero che dimora in mezzo a voi lo tratterete come colui che è nato fra di voi”. Ciò significa che l’accoglienza dello straniero è il prolungamento dell’amore di Dio. “Il Signore ama il forestiero e gli dà pane e vestito: amate il forestiero”.
"Tutto quanto volete che gli uomini facciano a voi, anche voi fatelo a loro". L’accoglienza non è fare una semplice elemosina, ma accogliere la persona che ho di fronte. Accogliere lo straniero è fare spazio nella città, nelle leggi, nella casa, nelle amicizie. L’accoglienza è diversa dalla beneficenza. Insomma il forestiero va accolto come riceveremmo il Signore, cioè con riguardo, con delicatezza, umilmente.
Il mondo e perciò soprattutto il cristiano vanno verso l’unità della famiglia umana. Non è possibile accettare un popolo superiore ad altri popoli. Gesù è morto sulla croce per riunire la famiglia umana: è morto perché nel mondo ci fosse uguaglianza e solidarietà, e non interessi di parte.
Si potrebbe dire: dal modo con cui i cristiani guardano lo straniero e gli esclusi si comprende in quale Dio essi credono.
Se siamo disposti a ciò, facciamo la festa di s. Calogero, altrimenti, come vi dicevo, per coerenza, togliamolo dall’altare e dalla nostra città.
Chiudo con una frase dell’Abbè Pierre: “Io ho tentato nella mia vita di mettere la mia mano nella mano di chi soffriva di più. Per ricompensa mi sono sempre ritrovata nell'altra mia mano la mano di Dio”. Che le nostre mani siano sempre piene. Auguri".

giovedì 11 giugno 2009

Corpus Domini - Il Miracolo di Bolsena







Domenica Prossima è la festa del Corpus Domini.
La sua 'istituzione, la sua tradizione liturgica del Corpus Domini da dove arrivano?

dobbiamo fare un grande salto indietro nel tempo:
Nel 1263 un prete boemo, Pietro da Praga, che nutriva dei dubbi sulla verità della transustanziazione, in pellegrinaggio da Praga a Roma, mentre celebrava messa presso la tomba di S. Cristina in Bolsena, vide stillare del sangue dall'Ostia consacrata che macchiò il corporale e i lini liturgici. Il sacerdote, impressionato, corse a Orvieto da Papa Urbano IV il quale mandò a Bolsena il Vescovo Giacomo per sincerarsi dell'accaduto e ordinando di portare ad Orvieto il lino insanguinato. Il Pontefice incontrò poi il Vescovo al Ponte di Rio Chiaro (attuale Ponte del Sole) e portato in Orvieto, il lino macchiato del sangue di Cristo fu mostrato al popolo.

Durante il trasporto delle “reliquie” gli abitanti dei paesi in cui passava la “processione”pensarono di rendere omaggio al Corpus Domini gettando petali di fiori sulle strade.

Al riconoscimento del miracolo, nel 1264 Urbano IV fece seguire la promulgazione della “Bolla Transiturus” che estendeva a tutto il mondo cattolico la Festa del Corpus Domini nella città che fino allora era stata infestata dai Patarini neganti il Sacramento dell'Eucaristia; per celebrare il prodigio si volle innalzare un tempio di splendore mai visto. Per cui con tale bolla nel 1264 Urbano IV istituì la festa del Corpus Domini.
Le prime testimonianze della festa ci giungono attraverso un affresco di Raffaello nelle Stanze Vaticane a Roma.
L’affresco intitolato “La Messa di Bolsena” ritrae il sacerdote Boemo mentre celebra la messa.
Da allora, ogni anno in Orvieto, la domenica successiva alla festività del Corpus Domini, il Corporale del Miracolo di Bolsena, racchiuso in un prezioso reliquiario, viene portato in processione per le strade cittadine seguendo il percorso che tocca tutti i quartieri e tutti i luoghi più significativi della città. Il reliquiario di Ugolino di Vieri da Siena All'interno della Cappella nella parte sinistra del transetto, è conservato il Reliquiario, stupendo monumento di oreficeria medioevale, dove è conservato il SS.Corporale.

Dalla nascita della festa del Corpus Domini (1264) gli abitanti di Bolsena ogni anno, hanno continuato a mantenere la tradizione dell’Infiorata. Un chilometrico tappeto di fiori che accompagna la processione per i vicoli del paese. Gli abitanti di Bolsena, soltanto uno o due giorni prima iniziano la raccolta dei fiori .
Per alcune specie più pregiate la raccolta viene fatta alle prime luci dell’alba dello stesso giorno della festa.
I disegni generalmente sono semplici, rappresentano simboli o figure geometriche.
I colori usati sono pochi, predominanti in tutte le composizioni sono il giallo, il rosso ed il verde.
La tecnica di realizzazione consiste nel realizzare il disegno su carta o direttamente sul lastricato e successivamente creare i contorni con un impasto di segatura e vernice nera.
Una volta creati i contorni vengono stesi i petali dei fiori sul disegno.
Per mantenere umidi i petali dei fiori, delle persone passano e spruzzano acqua sul disegno.








domenica 31 maggio 2009

CHACARITA di Agostino Spataro


1.. Trovandomi a Buenos Aires, m’ero messo alla ricerca di notizie, foto e cimeli di Ignacio Corsini per scrivere un articolo su “el cantor galante”, famosissimo nell’Argentina degli anni ’20 e ’30, ma sconosciuto in Sicilia dove nacque (a Troina) nel 1891.

Per completezza d’informazioni pensai di visitare la sua tomba al cimitero della Chacarita dove riposano i grandi del tango.

Questo cimitero, che Borges definì “un conventillo” di anime”, oggi è il più “popoloso” di B.A, se di popolo si può dire parlando di trapassati.

Un’immensa distesa di tombe, di cappelle, di mausolei pretenziosi che riflettono le differenze sociali, persino gli assetti di potere, che segnano la megalopoli sudamericana.

Certo, il luogo non è molto brioso, tuttavia una passeggiata per quei viali di jacaranda può essere utile anche per capire taluni aspetti della realtà dei vivi.

Inizio dal settore monumentale. Dai nomi degli involontari “residenti” si scopre che molti sono di origine italiana, soprattutto del nord Italia.

Particolare che conferma un dato storico: l’emigrazione proveniente dalle regioni del centro-nord italiano è più antica e socialmente più altolocata di quella meridionale. Insomma anche in un cimitero, a circa 15 mila km dall’Italia, si riproduce il tradizionale divario fra nord e sud.

A parte ciò, il complesso è ben tenuto, poiché tutti, poveri e ricchi, sembrano accomunati dall’idea di affidare ai sepolcri il loro desiderio d’eternità.

2.. Senza una guida non è facile orientarsi nella placida e silente immensità del Chacarita.

Chiedo ad un signore col codino notizie sulla tomba di Corsini.

“Gli artisti sono tutti lì, nell’esedra. Prima delle due ciminiere. Le vede? Guardi come fumano! In questi giorni, c’è molto lavoro ai forni. Molti chiedono di essere cremati, è più economico…oltre che più igienico. Va bene anche per noi perché siamo già saturi. Vada verso le torri e là troverà i più grandi artisti argentini. Tranne Carlos Gardel che è sepolto nel monumentale”

Nel pantheon sono riunite a circolo, come soci di un club esclusivo, le statue delle glorie del tango:

Anibal Troilo, Osvaldo Pugliese, Julio De Caro, Francisco Canaro, Roberto Firpo, ecc. Manca solo Corsini.

Le ciminiere ora sono vicine. Continuano a fumare. Sarà la suggestione, ma mi pare d’avvertire un odore strano.

Ogni accostamento con altri “forni” è improponibile, tuttavia- confesso- che quel procedimento mi richiamò alla mente il terrificante ricordo di Auschwitz.

Vagando, sotto un sole gagliardo, m’imbattei nel monumento di Carlos Gardel, collega e amico di Corsini. Nella sua caliginosa scultura bronzea Carlitos, “el zorzal criollo, si mostra altero e sorridente come vuole l’iconografia del suo tempo: bello, impomatato, elegante e parigino.

E sfortunato. Un clamoroso successo mondiale spezzato a soli 35 anni.

Ai piedi del sepolcro vidi una donna, dalla chioma nera e con una bimbetta in braccio, che sbirciava fra le tante lapidi osannanti al fascino irresistibile, alla voce inconfondibile di Gardel.

A prima vista, mi parve una di quelle questuanti che si trascinano appresso il pupo per intenerire il cuore dei passanti. Invece,era una giovane madre che allattava la figlia. Una scena umanissima che immortalai con una foto di frodo.

Per un attimo incrociai il suo sguardo pudico. Nei suoi occhi liquidi lessi come un sentimento cosmico che in tanti s’accende al solo udire il nome di Carlitos.

3.. Di Corsini, ancora, nulla. Mi volsi a cercare verso il settore delle tombe più umili, quelle interrate. Qui ogni tomba è una piccola aiuola brizzolata di fiori di fresia.

Alcune, però, sono vistosamente trascurate.

Un giardiniere, armato di cesoia e di zappetta, si stirò dritto e mi scrutò dalla testa ai piedi.

Anche a lui chiesi d’Ignacio Corsini.

Prima di rispondere volle accertarsi della mia nazionalità.

“Siete italiano, vero?”

Annuii.

Dell’alta Italia o di quella bassa”

“Siciliano, della provincia di Agrigento”- mi dichiarai senza alcuna remora.

“Ah! Allora paesani siamo! Anche la mia famiglia è venuta dalla Sicilia, dalla provincia di Catania. Permetti: Horacio Caruso”

Fatte le presentazioni, riprese.

“Ah! E’bella la Sicilia, vero? Dicono che laggiù tutti vivono bene, anche quelli che non lavorano. Ma come fanno? C’hanno la casa di proprietà. Anche due case. L’ospedale è gratis. E anche la scuola. Qui, invece…”

Ma anche in Argentina si ricomincia a star bene” risposi, appellandomi ai clamorosi incrementi del Pil annunciati dalla ministra dell’economia Felisa Josefina Miceli (originaria di Leonforte, Enna).

“Eh, paisà quella è macroeconomia, grandi cifre. Per noi del basso popolo la situazione resta molto difficile. Con i quattro soldi che guadagno qui e con i prezzi sempre in aumento, a fine mese non ci arrivo mai…Meno male che mia moglie s’arrangia ad aggiustare i capilli alle donne ” – m’interruppe, a correzione del mio ottimismo statistico.

“Questa non è l’America bona, ma l’Argentina. Terra ricca, certo, ma da sempre male amministrata. Sembra di essere in Sicilia ai tempi del feudalesimo. Non sto esagerando. L’Argentina è una specie di feudo immenso, grande sette volte l’Italia, dove trecento famiglie di ricchi fottuti si pappano tutto e al basso popolo non lasciano nulla…”

“Veramente, mi sembrava…”

“Paisà, la realtà bisogna guardare. La dura realtà. Molti di noi giungono a rinfacciare ai padri, ai nonni la colpa di essere emigrati quaggiù. Poveri erano loro e poveri siamo noi. Prendi il mio caso, quello della mia famiglia. Sono di terza generazione e non possiedo nemmeno la casa dove abito. Come mio nonno, come mio padre. Sempre in affitto. Rispetto a loro, l’unica cosa che ho acquisito è una “acca”…”

“Un’acca? Vorresti dire nulla?”

“In un certo senso sì. Paisà, solo una consonante e, per giunta, muta.”

“Scusami, ma ancora non capisco…”

“Me lo ricorda ogni tanto mio padre, così per celia, ma in fondo è l’amara verità. Per legge, si devono spagnolizzare i nomi dei figli. A me imposero quello di mio nonno Orazio e fu così che diventai Horacio. Con l’acca davanti. Ecco spiegato l’arcano. Capisci paisà: da tre generazioni in Argentina solo per acquistare un’acca…”

4.. Caso non raro fra quel 35% della popolazione di Buenos Aires d’origine italiana, derivata dal grande esodo che, fra il 1890 e il 1950, ha visto sbarcare a La Boca, a Mar del Plata, a Rosario milioni di contadini, d’artigiani.

Per primi arrivarono gli emigrati dalle regioni del centro- nord che fuggivano dalla miseria, dalle ingiustizie sociali e politiche, da guerre disastrose. Taluni per dimenticare amori impossibili.

Dunque, ricchi e poveri anche qua?” ripresi io per cambiar discorso.

Solo qua? Credo che anche lassù ( Horacio alzò gli occhi al cielo) ci sarà questa divisione”.

“Toglimi una curiosità: perché fra tante tombe ben tenute alcune sono così trascurate, addirittura incolte?”

Perché? Perché non c’è più educazione nei figli d’oggi”, rispose.

Non afferrai il nesso e rilanciai: “Scusa, ma tu sei un dipendente del cimitero, perché queste le curi e quell’ altre le trascuri ?”

“Dipendente di che! Io sono indipendente, un giardiniere indipendente. Qui le parti sono invertite: sono io che pago il cimitero per lavorare. Ce ne siamo dieci per tutto l’interrato. Ognuno ha in appalto un lotto di tombe da curare. Vedi, questo è il mio. Seicento in tutto…”

“Quindi non percepisci uno stipendio?”

“Ma quale stipendio! Vivo con le miserie che mi lasciano i parenti. Se cala il rispetto per i morti cala l’entrata per noi giardinieri. Una volta c’era più affezione e questo lavoro rendeva bene.

Oggi, tutto è cambiato. Corrono tutti come pazzi, pensano solo a comprare automobili e telefonini. Hanno dimenticato i loro morti. Queste erbacce? Sono tombe abbandonate perché nessuno mi vuol pagare.

Paisà, tu non sai quanto credito ho accumulato negli ultimi tempi. Questa tomba- per esempio- mi deve 300 pesos, quest’altra 130, quella in fondo almeno 500. Per non pagarmi non vengono a visitare i loro cari. Ma io li aspetto. Prima o poi, dovranno venire qui…vivi o morti.”

* Si ringrazia la direzione della rivista “IL GRANDEVETRO”numero 194, Pisa, febbraio/marzo 2009 per la gentile concessione a pubblicare il racconto di Agostino Spataro

sabato 30 maggio 2009

Un Concerto di Voci Bianche

giorno 3 giugno nella chiesa madre di Joppolo alle ore 18:30 sarà presentato dallasociazione filarmonica Santa Cecilia di Agrigento un concerto polifonic di voci bianche.

una iniziativa insolita a Joppolo, ma carica di grande significato visto che tra i componenti di questo giovanissimo coro ci sono alcuni talenti Joppolesi.

se vi trovate un momento libero accogliete l'invito a presenziare l'esecuzione canora del prossimo 3 giugno...

martedì 12 maggio 2009

Bloooggando a joppolo - NEWS

il blog osptita un nuovo link.

nella sezione Web Site trovate un nuovo link che vi porta nello spazio internauta di alcuni amici joppolesi. Sono quelli dell'associazione culturale "Emanuela LOI". Strada facendo avremo modo di conoscerli meglio e di apprezzare il loro impegno nel sociale.

martedì 5 maggio 2009

L’altra Agrigento

il 20 febbraio 2009 Nasceva “L’altra Agrigento”
Un nuovo progetto editoriale della "Barnet Comunications" di Salvatore Barresi: politica, attualità, inchieste e cultura, sono gli ingredienti del periodico a diffusione intercomunale e a periodicità mensile.

"La nascita di "L'Altra Agrigento" - afferma l'editore Salvatore Barresi - nasce dalla considerazione che esiste uno spazio per una informazione più dettagliata ed approfondita. E' un dato che non ci siamo lasciati sfuggire nel mettere a punto questo nuovo prodotto che si affianca a "Sicilia best shop", il periodico gratuito free press, a diffusione provinciale".

L'Altra Agrigento si presenta con un grafica fresca ed accattivante studiata nei minimi dettagli e con un linguaggio chiaro e fruibile che rispecchia la tipologia di lettori che la giovane redazione vuole "colpire". "Questo nuovo strumento di comunicazione - afferma il direttore Enzo Nocera - avrà un forte impatto perché vuole essere un "laboratorio" di opinioni. L'avvio di questa nuova esperienza è stato reso possibile grazie ai tanti collaboratori che, sin dall'inizio, hanno creduto in questo progetto editoriale che vuole raccontare in maniera diversa i fatti che riguardano il nostro territorio".

sabato 4 aprile 2009

La Banda dei Musicanti - NEWS

Attualità - pubblicato su cooriere di ragusa on line
ISPICA - 01/04/2009
Ispica: la kermesse sulla letteratura musicale della settimana Santa in Sicilia

Ispica: Amore direttore artistico rassegna bandistica

La quarta edizione si svolgerà il 7 aprile. Sfileranno 200 musicisti di bande musicali

Giannino Amore sarà il direttore artistico della rassegna bandistica «Città di Ispica». Giunta ormai alla quarta edizione, la kermesse sulla letteratura musicale della settimana Santa in Sicilia si svolgerà il 7 aprile. Sfileranno 200 musicisti di bande musicali provenienti da ogni parte della Sicilia nelle vie del centro storico e nella basilica dedicata all’Annunziata.

Il sindaco Piero Rustico ha nominato Amore (direttore della banda ispicese) poiché si tratta in primis di un plurititolato maestro musicale, poi, per la comprovata esperienza e, infine, per l’impeccabile direzione effettuata anche nelle precedenti edizioni.

Amore ha accettato l’incarico gratuitamente, riconoscendo in questo modo all’arte una valore che esula dai compensi, in un mondo dove ormai tutto possiede un costo.

La rassegna bandistica è diventata un evento musicale regionale che si inserisce perfettamente nella suggestiva settimana Santa ispicese. «I punti cardine – spiega Amore – sono la valorizzazione della letteratura musicale elegiaca della zona di provenienza delle bande partecipanti, la scoperta di un patrimonio musicale vasto, ma «sotterraneo», finalmente possibile da divulgare e, infine, l’esposizione delle marce sotto forma di concerto: i convenuti ascolteranno la banda e non parteciperanno ad una processione».

Il livello delle bande partecipanti si innalza sempre più e, quest’anno, si aggiungono quelle di altre due province: Agrigento e Trapani. La prima è rappresentata dalla banda interprovinciale «Joppolo Giancaxio – Santa Elisabetta» e la seconda dalla banda di Buseto Palizzolo.

«La distanza – sottolinea Amore – dalla quale provengono le bande, nonché la qualità delle stesse, è un chiaro indice della risonanza della rassegna bandistica ispicese. D’altronde il repertorio funebre – elegiaco rappresenta un caposaldo della tradizione bandistica meridionale per due motivi: il lirismo melodico che caratterizza le elegie funebri attinge dal romanticismo musicale ottocentesco (interprete ineguagliato di questa tendenza è stato il catanese Vincenzo Bellini ); per oltre un secolo (dalla metà dell’800 fino agli anni ‘70 del secolo scorso), il repertorio bandistico è stato dominato dalle «riduzioni» per banda che scaturivano dal repertorio lirico sinfonico, genere musicale vicino a quello elegiaco. Ciò ha determinato uno spontaneo approdo della banda verso questo tipo di letteratura musicale, vista la naturale affinità fra i due generi».

I brani che presenterà in rassegna la banda di Ispica sono «Triste mattino» e «Passione».

«Triste mattino» è stato composto del maestro ispicese Francesco Iozzia. È stato direttore della banda dal 1974 al 2004. Ha scritto l’opera musicale nel 1993 in memoria della madre.

«Passione» è stata composta dal maestro Giannino Amore, nel 1990, a 26 anni.

«La rassegna bandistica – conclude il sindaco – si pone il medesimo scopo di ogni forma d’arte: quello di sviluppare l’amore per la conoscenza e fortificare il legame con il proprio territorio».

martedì 31 marzo 2009

Vocabolario Giancascisi

l'iniziativa del vocabolario giancascisi comincia a sortire buoni effetti.

diamo il nostro contributo.guarda bene nella sezione dedicata.
una parola ciascuno
non fa male a nessuno !!!



domenica 29 marzo 2009

La Banda dei Musicanti - foto

raccolgo l'invito a pubblicare questa foto. una foto che racchiude sempre una nota di nostalgia per il tempo passato e per u zu Turiddu furnaru ( Savaltore Curiale). Ricordo quando andavo al forno di via argento a comprare il pane. sempre una parola di festa, sempre una persona positiva.

la partecipazione alla banda musicale locale è sempre stato un motivo di grande onore e prestigio. Il coinvolgimento della stessa nelle feste e ricorrenze più importanti suggella sempre la solennità del momento. Non c'è festa senza Musica!

venerdì 27 marzo 2009

Corte Storico

è notizia che striscia in Comune!
prossimamente sarà presentato un nuovo piano promozionale e culturale del paese. Tra le iniziative più caratteristiche non mancheranno sicuramente: la sagra del melone, il martorio, la festa di San Giuseppe, la festa di San Martino, la festa da Madonna da fuvuredda, tradizioni natalizie...

ma ci dicono che sarà proposta una nuovissima iniziativa: un Corteo Storico con la presenza di numerosi figuranti. Sì, a Joppolo Giancaxio si pensa di organizzare un corteo storico per la promozione e lo sviluppo del paese!

chissà quale sarà il periodo storico di riferimento di tale corteo storico? Comunque attendendo le proposte ufficiali ditemi cosa ne pensate voi dell'iniziativa proposta?

domenica 15 marzo 2009

La Banda dei Musicanti! NEWS

Grande partecipazione della nostra banda dei musicanti, scusate un momento. GRANDE PARTECIPAZIONE DELL'ASSOCIZIONE BANDISTICA INTERCOMUNALE "V. Bellini" di Agrigento Joppolo e Santa Elisabetta, diretta dal M° Carmelo Mangione e rappresentata dal presidente Chiapparo Ferdinando al Festival Internazionale del Folklore in Tunisia.

Sì in TUNISIA! cosa da non crederci Joppolo è ormai dappertutto anche in Tunisia.

L’Associazione Bandistica Intercomunale “V. Bellini” parteciperà, infatti, dal 16 al 22 Marzo 2009 al Festival Internazionale del Folklore in Tunisia, in occasione dell'anniversario per l’Indipendenza tunisina.

La manifestazione si terrà a Sousse ed ad Hammamet, qui L'Associazione effettuerà delle esibizioni in sfilata e in concerto ed, dopo i successi della turnèe in Belgio nel 1996 e del “Giubileo delle Bande” a Roma nel 2000, è ancora una volta onorata di rappresentare l’Italia in una cerimonia internazionale.

al Presidente Chiapparo facciamo i nostri migliori auguri. Al Maestro Carmelo raccomandiamo di non fare malafiguri!

mandate ci una cartolina
! a quale indirizzo ? fate voi!!! a prestissimo!

sabato 7 marzo 2009

Calcio Joppolese di Eugenio Specchi

CALCIO - TERZA CATEGORIA


Domani 20^ giornata di campionato, grande attesa per la gara dello Joppolo con la capolista

Accademia Empedoclina. Ai nostri ragazzi si chiede il massimo impegno e concentrazione, per Non sfigurare contro una squadra con aspirazioni a proiettarsi alla categoria superiore.

Domenica 8 marzo ore 10,30 tutti al campo di calcio per sostenere numerosi i nostri beniamini, ai quali va un grosso in bocca al lupo. Crepi il lupo, naturalmente.

I CONVOCATI

1) ABISSI ANGELO; 2) ARGENTO ALFONSO ;3) ARGENTO NICOLA;4) BUONO AURELIO;5) CACCIATORE GASPARE; 6) CARAMANNO CARMELO; 7) CARAMANNO FRANCESCO; 8) GALLO ALFONSO; 9) GALLO ANDREA;10) GIGLIONE FRANCESCO;11) INFANTINO CARMELO;12) LOMBARDO ANTONINO;13) MARAGLIANO FLAVIO PABLO;14) MARCHICA SALVATORE;15) PRESTI PIPPO;16) RANDISI LUIGI;17) SPECCHI DANIELE

mercoledì 6 febbraio 2008

Le Ceneri

Ormai è tempo di saggia riflessione.
Ci aspetta un serio momento di confronto e valutare buone cose per il governo del nostro territorio. Ci aspettano, infatti, 4 tornate elettoriali che hanno una portata socio-politica molto significativa per la vita futura del Paese Italia e , per quanto più mi riguarda, del paese nicu nicu di Joppolo Giancaxio. Per chi sarà impegnato in prima persona c'è da dire che le cose non si presentano affatto facile. Gestire la cosa pubblica è diventato veramente un rebus da sciogliere... da risolvere giorno dopo giorno. troppe difficoltà che stanno mortificando la dignità umana oltre il pensabile. e dicono che siamo un paese civilizzato...
A Joppolo il Sindaco uscente ha confermato la sua disponibilità a ricandidarsi a guida del governo locale.
Qualcuno altro sta pensando di candidarsi nelle liste provinciali... il nuovo PD, partito democratico, per il tramite del suo segretario sezionale ha dichiarato la saggia volontà del partito medesimo di proporre un patto sociale tra tutte le forze poliche presenti sul territorio per contribuire unanimamente a sostenere le sorti del paese... saggia e vera la proposta del PD! ma una saggia proposta che già solleva malumori da parte di qualcuno...
Al Partito Democratico che sta pensando di portare avanti questa proposta va sicuramente il sostegno di tutti coloro i quali gradiscono che a Joppolo si faccia una politica positiva e fruttuosa. Le lotte intestine non possono sicuramente dare alcunchè per il paese Joppolo.

Gentili uomini di buona volontà del Partito Democratico di Joppolo, penso che, se andrete fino in fondo, riuscirete bene nel vostro intento e otterete risultati molto positivi, ben oltre le vostre aspettative.

A presto