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mercoledì 23 ottobre 2013

sui Migranti un considerazione di Agostino Spataro

PERCHE’ I TRAFFICANTI D’IMMIGRATI PREFERISCONO SBARCARE A LAMPEDUSA?

di Agostino Spataro

venerdì 14 giugno 2013

“DON PANINO”: DE VULGARI INSOLENZA

La sconcertante vicenda del pub viennese “Don Panino” ha provocato la giusta indignazione di tanti  contro  quei paninari austriaci (o di altra nazionalità?) che hanno avuto il cattivo gusto di accostare nel loro menù mafiosesco i nomi delle vittime a quelli dei loro carnefici.

giovedì 25 aprile 2013

il RAZZISMO degli Innocenti, un contributo di Agostino




IL RAZZISMO DEGLI INCOSCIENTI
MA I BAMBINI NON SONO TUTTI UGUALI?
di Agostino Spataro
 Questa foto è di Martin, il bambino di 8 anni morto, lunedi 15 aprile, nel vile attentato alla maratona di Boston. Tutti siamo indignati e soprattutto immensamente addolorati per le tre vite stroncate e decine di altre ferite, mutilate. L'informazione globale continua a fornire dettagli dell'attentato e assicura che le autorità Usa cattureranno i responsabili per punirli in modo esemplare...

venerdì 11 gennaio 2013

Perchè ci chiamiamo Siciliani?

di Agostino Spataro

Immagine tratta da www.tanogabo.it che ringraziamo

Sarà capitato anche a voi domandarsi: perché ci chiamiamo siciliani? O, perché la nostra Isola si chiama Sicilia e non Trinacria o Sicania? 

martedì 8 gennaio 2013

Accordo STATO MAFIA... anonymus

di Agostino Spataro




foto di Agsotino Spataro “Anonymus, cronachista delle gesta del glorioso re Bela” (Ungheria), opera di Miklòs Ligeti, nel parco del castello di Vajdhahunyad di Budapest 

L’Anonimo è tornato a volteggiare sopra il palazzo di giustizia di Palermo. Un documento apocrifo di ben 12 pagine è stato recapitato, mesi addietro, al dott. Nino Di Matteo, magistrato impegnato nella tormentata inchiesta sull’incredibile trattativa fra Stato e mafia.

lunedì 31 maggio 2010

Doppio Gioco!!!

A maggio tutto fiorisce in questa Sicilia baciata dal sole e strozzata dal malgoverno e dal malaffare.

Fioriscono le rose e le ginestre e i glicini a cascate. Fioriscono anche i letamai nelle periferie delle nostre città mortificate e le tante discariche, abusive e autorizzate, irrigate dal pestifero percolato che cola e s’infiltra fin dentro le falde che daranno acqua avvelenata ai siciliani di oggi e di domani.... continua nel sito



venerdì 21 maggio 2010

L'uovo del Serpente

di Agostino Spataro un contributo ... una riflessione sulla situazione che si sta determinando in europa e in Italia. vai sul sito...

giovedì 6 maggio 2010

SICILIA, UNA MINORANZA GOVERNANTE

dopo il voto della finanziaria all'Ars, Agostino Spataro fa la sua riflessione politica... clicca sul sito...

sabato 24 aprile 2010

SICILIA AD ALTO RISCHIO: I VULCANI SOMMERSI

nuovo contributo di Agostino Spataro. per leggere l'articolo vai sul sito.




in foto la ricostruzione grafica del Vulcano Empedocle

lunedì 18 gennaio 2010

MEDIO ORIENTE: DELLA GUERRA E D’ALTRI DELITTI

la penna di Agostino Spataro ci regala ancora un contributo ... una riflessione che val la pena leggere...

vai sul sito

martedì 5 gennaio 2010

lunedì 16 novembre 2009

Sciascia, a 20 anni dalla sua morte

nuovo contributo di Agostino Spataro su Leonardo Sciascia.
lo troverai pubblicato sul sito di joppologiancaxio.eu

ringraziando sempre la cortesia e la fiducia del nostro Agostino vi auguto una buona lettura del testo suggerito!!!!

lunedì 21 settembre 2009

Sicilia, aspettando la ripresa di Agostino Spataro

Regione: casse vuote e centro-destra allo sbando
Dopo agosto, settembre ossia la "ripresa". Dovunque, per ripresa s'intende, o si spera, il rilancio delle attività economiche, commerciali, delle lotte sindacali, ecc.
In Sicilia, invece, s'attende la ripresa dell'attività politica e di governo come principale induttore dell’economia, in gran parte basata sulla spesa pubblica.
La minacciosa mobilitazione per ottenere il trasferimento dei fondi Fas, per altro spettanti alla regione, dimostra che il vero timore non era la crisi economica incombente, ma il disperato bisogno di far cassa per promettere nuovi affari e appalti agli inquieti sponsor del centro-destra.
Da anni, in Sicilia si vivacchia con bilanci artefatti e con le casse vuote.
Oggi l'ammette anche l'assessore al bilancio secondo il quale risultano prosciugati i capitoli destinati a finanziare nuove leggi e in genere gli investimenti produttivi. Insomma, la paralisi, oltre che il governo, minaccia la stessa Assemblea che non potrà legiferare per mancanza di copertura finanziaria.
Un'emergenza inedita che pone in secondo piano la crisi e i drammatici problemi sociali derivati.
D'altra parte, in Sicilia la crisi è permanente. La disoccupazione, l'emigrazione, i disservizi ci sono sempre stati. Perciò pochi si mostrano preoccupati. Quello che veramente preoccupa il governo e i suoi clientes è questa crisi di liquidità della regione e il disordine budgetario di quasi tutti i comuni siciliani.
In questi giorni, circa 120 comuni, su 390, sono stati commissariati per non avere gli organi locali approvato in tempo il bilancio di previsione (2009) e i resoconti del 2008.

Il vecchio impianto clientelare non regge più
Perciò, tutto si giocherà sui 4,3 miliardi dei Fas su cui già si appuntano i più grandi appetiti e interessi leciti ed illeciti.
Il governo Lombardo cercherà di sbarcare il lunario facendo leva su questa risorsa, promettendo a destra per placare gli appetiti più esigenti e a sinistra per far fronte alle probabili imboscate sul piano parlamentare.
Con simili premesse, nell'Isola la ripresa si annuncia faticosa e confusa. Soprattutto ripetitiva. Vedremo, cioè, il vecchio copione di una regione dove si accumulano, irrisolti, problemi atavici e pasticci recenti, speranze insolute di chi soffre ed attende, tutti i rinvii di chi non ha voluto decidere e, per l'appunto, postergato a settembre.
Anche se questa volta l'autunno siciliano sarà duro. Sembra che tutti i nodi stiano venendo al pettine, sia sul terreno del confronto sociale sia su quello più paludoso della funzionalità della pubblica amministrazione.
Il vecchio e corroso impianto clientelare non regge più. E' troppo dispendioso, lacunoso, discriminatorio. Insomma, non gira come dovrebbe in questa fase critica, per prevenire gli effetti pesanti della "stretta" che si teme per i prossimi mesi.
In molte grandi città e piccoli e medi centri siciliani non vengono garantiti, con continuità ed equità, i servizi essenziali: dalla sanità alla nettezza urbana, dalla scuola all'assistenza ai disabili, agli anziani, dai trasporti al turismo che cala.

Per i siciliani un autunno difficile
Si rischia la deriva, la paralisi funzionale. Pessimismo? Provare per credere. Basterebbe uscire dai salotti ovattati e dalle berline scortate e farsi un giro (a piedi) per centri storici e periferie di città blasonate, prendere un bus nelle ore di punta, fare la fila dietro uno sportello dell'Asl o andare alle mense dei poveri per scoprire come vive la stragrande maggioranza dei siciliani.
Se questa, grosso modo, è la realtà che la gente ha trovato al rientro dalle ferie, è lecito domandarsi: a che cosa servirà la ripresa? sarà una replica del vecchio trantran o l'occasione per un pieno recupero di efficienza e di moralità?
Interrogativi pesanti che riguardano in primo luogo il ceto politico che, pur nella diversità di ruoli, porta la responsabilità primaria d'indirizzo, controllo e gestione.
Per la Sicilia si apre una stagione difficile che richiede un'attenta verifica della capacità di tenuta delle giunte regionale e locali e della validità delle politiche, dei programmi e dei metodi adottati per attuarli.
Non si può continuare con le alchimie, con rappresaglie e ripicche fra uomini e correnti della maggioranza di centro destra. Bisogna cambiare registro e cominciare a ragionare su un piano diverso, approntando leggi e misure capaci di bloccare il degrado e/o d'invertirne la tendenza.

Il PD: stampella o forza alternativa al centro destra?
E' inutile girarci intorno: al governo vi sono brandelli di centro-destra mentre all'Ars non c'è una maggioranza concorde, predefinita. Può succedere di tutto, ad ogni votazione. Così permanendo le cose, Lombardo non potrà garantire la necessaria stabilità politica e amministrativa. Altro che ripresa! Questo è il punto politico centrale e ineludibile.
Anche l'opposizione dovrebbe prenderne atto e correggere radicalmente il tiro della sua manovra politica: non stampella, ma forza alternativa al centro-destra.
Le primarie non possono estraniare il PD rispetto a tali, enormi problemi. Al contrario dovrebbero rivitalizzare il confronto e proiettarlo all’esterno nelle istituzioni, nella società. Ben oltre la corsa fra i candidati a segretario.
A volerlo, non è difficile impostare una linea di confronto serrato e trasparente col governo Lombardo e con la sua (incerta) maggioranza. Ma prima di avviarlo, dovranno dimostrare d'avere i numeri e le idee per governare. Altrimenti, correttezza vuole che si vada alle dimissioni.

venerdì 17 luglio 2009

Centrale nucleare di Agostino Spataro

Mentre in Sicilia nessuno governa e ci s’accapiglia per creare maggioranze anomale e improbabili “partiti del sud”, il governo Berlusconi vuole piazzare nell’Isola una centrale nucleare, forse, dalle parti di Palma Montechiaro, in provincia di Agrigento.

* testo ampliato pubblicato, con altro titolo, in “La Repubblica” del 17 luglio 2009.

sabato 6 giugno 2009

NIENTE EUROPA, SOLO UNA MAXIRISSA di Agostino Spataro

A conclusione di questa surreale campagna elettorale, sembra che in Sicilia il 6-7 giugno s’andrà a votare per la formazione del Lombardo-bis e non per il rinnovo del parlamento europeo.

E’ stata una campagna decisamente fuori tema. La gran parte di partiti e candidati, che pure stanno facendo carte false pur di conquistare un seggio a Strasburgo, hanno evitato di parlare d’Unione europea e soprattutto dei rapporti attuali e delle prospettive che legano la Sicilia all’Europa e al Mediterraneo.

Le cause sono tante. Tuttavia quella che ha più influito, come potente deviante, è stato l’azzeramento improvviso della giunta regionale, voluto dal governatore Lombardo che è anche candidato in più circoscrizioni e non sa che fare per superare il fatidico sbarramento del 4%.

Si è voluta imbastire una finta maxi-rissa fra partiti alleati del centro-destra da “trasmettere” sui media fino al 7 giugno. Il giorno dopo- statene certi- troveranno l’accordo.

Insomma, niente Europa solo Sicilia, per giunta quella dal volto più arcaico e rissoso del clientelismo, dell’affarismo. Un giochino non proprio originale in cui taluni sono cascati.

Una colossale mistificazione che ha accentuato il disamore degli elettori verso il voto e fa temere una valanga astensionista.

La Sicilia ha un disperato bisogno d’Europa

L’Europa è lontana mentre la Sicilia è vicina. Avranno pensato gli imbonitori di turno.

Errore! Perché, senza l’Ue la Sicilia non può andare da nessuna parte. In tutti questi decenni, l’Europa è stata per l’Isola una cassaforte ben munita cui attingere per il finanziamento d’importanti opere infrastrutturali, di attività scolastiche e formative, di politiche turistiche, dei trasporti e dei beni culturali, ecc.

Senza questi fondi (e i tanto discussi e mai arrivati Fas) la regione siciliana non avrebbe possibilità di fare nuovi investimenti.

Sarebbe un colpo durissimo, forse letale, per l’economia, i commerci, le pubbliche amministrazioni che, talvolta, finanziano le spese correnti coi fondi UE. Persino i saggi di fine anno dei nostri istituti scolastici si realizzano con contributi europei.

Questa Europa, di cui nessuno discute, è dunque importante per i flussi finanziari, ma soprattutto per costruire un nuovo futuro economico e sociale.

La Sicilia ha un disperato bisogno d’Europa, anche per uscire da una condizione gretta di marginalità e d’illegalità che la opprimono da lungo tempo.

Altro che incatenarla ancor di più- come si vorrebbe- a una visione gretta, clientelare, falsamente autonomistica! Senza un forte ancoraggio all’Unione europea, l’Isola sprofonderà in questo Mediterraneo delle contraddizioni ma anche di nuove, interessanti opportunità.

Bisogna guardare oltre la prospettiva della “zona di libero scambio” (che non scatterà nel 2010) e che, in ogni caso, non è la panacea dei nostri guai. Anche perché per scambiare beni, merci e servizi bisognerebbe prima produrli. E la Sicilia ne produce pochi e scarsamente competitivi.

Spostare a sud l’asse dello sviluppo europeo

Una classe dirigente, degna di questo aggettivo, invece che litigare per qualche misera poltrona, dovrebbe saper cogliere le grandi opportunità provenienti dai mercati europeo e mediterraneo.

A cominciare dai grandi flussi commerciali e di materie prime che passano attraverso il canale di Suez, in provenienza dall’Asia (Cina, India, Giappone) e dall’Africa verso l’Europa. Così come la gran massa di petrodollari che dal Golfo persico cominciano ad orientarsi verso i Paesi rivieraschi mediterranei e non più solo verso Usa e nord Europa.

Insomma, ad Abu Dhabi o negli Emirati non ci si deve andare per spassarsela a spese del contribuente, ma per trovare investimenti e proporre joint-ventures.

Certo, oggi il Sud e la Sicilia non sono attrezzati per una prospettiva simile. Forse, nemmeno ci si sta pensando seriamente. Eppure molto si potrebbe fare nel quadro di una nuova politica dell’Unione che, dopo l’allargamento ai Paesi dell’Est europeo, volga il suo sguardo verso il mediterraneo, spostando a sud l’asse del suo sviluppo.

Per altro, questa scelta dovrebbe essere in un certo senso obbligata visto che, avendo le regioni del centro-nord raggiunto un certo grado di saturazione, solo quelle meridionali offrono la possibilità di un’espansione razionale ed eco-compatibile rispetto al grande mercato mediterraneo ed arabo in espansione. Ovviamente, il discorso non può essere solo economico, mercantilistico, ma va ampliato agli aspetti politici, culturali, umanitari perfino.

L’unica speranza prima del crollo

All’interno di tale prospettiva si dovrà collocare il ruolo dell’Isola e l’iniziativa delle sue forze sane, moderne e produttive. Perciò, bisogna mandare a Bruxelles gente capace di rappresentare degnamente questa speranza. L’unica che ci resta prima del crollo.

Oggi, la Sicilia vive una condizione di grave disagio, al limite della disperazione, come denunciano le varie statistiche. Il 31% (1 su 3) delle famiglie siciliane vivono al di sotto della soglia di povertà. Un dato allarmante generato da un sistema di potere arcaico, familistico, corporativo che ha divorato fiumi di finanziamenti pubblici, europei e nazionali, e prodotto un ceto dirigente consociativo, oscillante fra deteriori trasformismi e smisurate ambizioni politiche e di potere.

Per uscire dalla crisi, che in Sicilia c’è sempre stata (l’ultima l’ha solo aggravata), c’è più bisogno d’Europa e del suo parlamento che, per altro, è l’unica istituzione eletta dai cittadini dei 27 Stati.

Agostino Spataro - 4 giugno 2009